Tre volte a Gerusalemme

Domenica 3 dicembre, alle ore 17.30 presso il MUG di Latina, il Collettivo Primo Contatto presenta un incontro dal titolo Letteratura e Geopolitica con un autore prestigioso che ci onora particolarmente avere con noi: Fernando Gentilini, diplomatico di lungo corso e autore di un prezioso volume (I Demoni – Storie di letteratura e geopolitica, Baldini&Castoldi) su un argomento che da sempre lo appassiona e gli permette di ricostruire con grande precisione e un linguaggio impeccabile tasselli di mosaici compositi e (apparentemente) lontani tra loro.

L’intera carriera di Gentilini è stata d’altronde scandita dalla pubblicazione di volumi in coincidenza delle sue diverse esperienze di lavoro: dal suo primo incarico ad Addis Abeba (In Etiopia, 1999) alla missione in Kossovo a seguito del team dell’Alto Rappresentante per la sicurezza europea Javier Solana (Infiniti Balcani: viaggio sentimentale da Pristina a Bruxelles, Premio Cesare Pavese e Premio Cabalbio nel 2007) fino alla missione NATO in Afganistan, da cui nel 2011 nasce Libero a Kabul, spietata cronaca della ricerca di un processo di pace in un paese dominato dalle guerre. Nel 2015 Gentilini si traferisce a Gerusalemme, inviato dall’Unione Europea ai lavori del Quartetto, l’organismo formato da Onu, Usa, Russia ed Unione Europea che durante l’amministrazione Obama ha lavorato a un tavolo di pace tra Israele e Autorità Palestinese – piano definitivamente naufragato con l’elezione di Donald Trump. Nei tre anni trascorsi a Gerusalemme, Gentilini s’innamora di questo straordinario concentrato di storia, tensioni e letteratura che è la città sacra delle tre religioni del Libro: un’esperienza di immensa tensione e profondità – vissuta tra l’altro negli anni della cosiddetta Intifada dei lupi solitari – e che lui decide di narrare nel volume Tre volte a Gerusalemme (vincitore nel 2020 del Premio Gambrinus) scegliendo una triplice chiave narrativa.

Immergendoci nella lettura, scopriamo Gerusalemme prima attraverso il racconto dei luoghi, a partire dalle tre pietre sacre (quella del Muro del Pianto, quella del Sacro Sepolcro di Gesù e quella custodita nella Moschea di Al-Aqsa, da cui il profeta Maometto sarebbe asceso in paradiso) che ne costituiscono l’aspetto identitario più radicato. Nella seconda parte Gentilini ci accompagna attraverso i fragili equilibri etnici e geopolitici di una delle città più multiculturali del pianeta, arricchendo la narrazione con resoconti di prima mano dell’intenso lavorio diplomatico di quegli anni – dalle cene a casa Nethanyau agli incontri con i rappresentanti dell’AP nel quartier generale di Ramallah, con Re Abdallah di Giordania e con i vertici diplomatici di grandi potenze regionali quali Egitto, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo, attori indispensabili secondo la visone diplomatica del Quartetto di quello che doveva essere l’esecuzione degli accordi di Oslo. Ma, soprattutto, quello che emerge è l’equilibrio precario tra due culture che convivono senza quasi mai avere contatti tra loro, separate da accordi decisi da altri e dal 1948 inchiodate da un reciproco odio primordiale che rende ancora più profonda la separazione. E infine, nell’ultima parte del suo libro, Gentilini ci regala un’ammaliante visione di Gerusalemme filtrata dal riflesso della grande tradizione letteraria di cui le sue vie e le sue piazze sono imbevute: dagli autori israeliani – sia i grandi classici come Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua che voci più recenti come quella di Etgar Keret – fino a quelli palestinesi come Mahmud Darwish ed Edward Said, ma sempre partendo dall’ineludibile presenza di quello che è il Libro per antonomasia, di cui l’Antico Testamento è patrimonio condiviso dalle tre grandi religioni monoteistiche.

D’altronde, come lo stesso Gentilini ha scritto sulle colonne de La Repubblica all’indomani dello scorso tragico 7 ottobre (La pace oltre l’invisibile), quello di cui si sente veramente la mancanza in questo momento è un governo che rispecchi il pensiero di quei grandi scrittori, di cui non sembra essere sopravvissuta traccia in nessuno dei due – o in realtà, molti di più – schieramenti. L’incontro con Gentilini si preannuncia quindi anche una preziosa occasione per comprendere meglio la drammatica situazione mediorientale, potendo approfittare della presenza di una persona informata, competente come pochi e per anni attivamente impegnato in prima persona nella ricerca di scenari di pace laddove di speranze sembrano esserne rimaste assai poche.

E proprio per questo il Collettivo Primo Contatto ha ritenuto importante questo incontro, tanto più in un momento come questo e tanto più a Latina, dove di recente abbiamo assistito a interventi e convegni pubblici arroccati su posizioni etnocentriche inneggianti allo scontro di civiltà. E non poco ci ha nell’occasione sorpreso la presenza di giornalisti, politici ed editori che dovrebbero rappresentare la parte più costruens in questo genere di dibattiti, possibilmente evitando di scadere in toni a metà tra derby calcistico e crociata medievale, sulla base tra l’altro di argomentazioni per lo più autoreferenziali e che non mostrano alcun rispetto per le vittime reali di questo conflitto: i civili di entrambi gli schieramenti.
Domenica avremo invece la possibilità di ascoltare la voce di chi per anni ha lavorato per contrastare la prospettiva dello scontro di civiltà, agendo in accordo con gli immortali versi del poeta palestinese Mahmud Darwish: “Il primo passo verso la pace deve essere imparare a conoscere l’altra parte.”

Appuntamento quindi domenica 3 dicembre alle 17:30, presso il Museo Giannini in via Oberdan 13 a Latina.

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