Necropolitica del Mediterraneo e dell’Europa.

Riflessione sui confini, sulla libertà e sulla giustizia sociale.

Di pornografia del dolore è saturo il web, saturi i media in generale.

Qualcosa di “grosso” ci interpella personalmente, nelle viscere della nostra coscienza (o se coscienza non ci piacesse, della nostra più intima natura) e della nostra etica.

Proponiamo di realizzare una micro ricerca partecipata, lanciamo il cuore oltre l’ostacolo: questo testo, lo vogliamo scrivere con voi, tutti. Un testo a più mani, che diventi un po’ un nostro manifesto resistente.

Parliamo di confini, di libertà e di giustizia sociale.

Cosa sta accadendo? Cosa continua ad accadere?

Il 19 Novembre un bambino di un anno è morto per la fame e per il freddo nella foresta al confine tra Bielorussia e Polonia, dove si trovava da un mese e mezzo con i genitori siriani, che speravano di riuscire a entrare nell’Ue. Finora medici e attivisti hanno segnalato 15 vittime al confine

Troviamo sul web:

I paesi del G7 condannano l’azione di pressione dell’esecutivo di Lukashenko. Contro questo disastro gli Stati Uniti, il Canada, la Francia, la Germania, l’Italia, il Giappone e il Regno Unito. Nonostante Morawiecki chieda l’aiuto dell’Unione Europea sulla vicenda, nei giorni scorsi ha impedito l’accesso all’area a Frontex, agenzia di frontiera dell’Unione. Dall’altra parte, invece, Vladimir Putin sostiene Lukashenko: alle sanzioni del Consiglio Ue contro la Bielorussia, Putin ha risposto con l’imposizione di dazi sui prodotti europei. Lukashenko, invece, ha chiuso l’oleodotto che dalla Bielorussia trasporta il petrolio verso la Polonia e l’Europa.

Sì è già detto tutto sui confini, sul delirio crudele della separazione politica di zone dell’essere da zone del non essere.

Sono oltre 40mila km di muri e barriere nel mondo, letteralmente la circonferenza del globo terrestre.

Partiamo però da un punto fermo:  come sostenuto da Hanna Arendt, è necessario il diritto ad avere diritti. 

Privati dei diritti umani garantiti dalla cittadinanza, si trovarono ad essere senza alcun diritto, schiuma della terra”.

Già nel 1943, del resto, in un articolo intitolato We refugees in“The Memorial Journal”, Hannah Arendt aveva proposto la figura del rifugiato senza patria, che contempla lucidamente la propria condizione e non si assimila a una nuova identità nazionale, come avanguardia del suo popolo.

Ma cosa vuol dire morire di freddo e fame al confine?

Nessun valore emancipativo, nessuna avanguardia del popolo; ci viene da dire che la politica di oggi sia disumanizzata: i conflitti nascono per gli  interessi tra i grandi poteri … e le popolazioni si trovano intrappolate e vittime dell’irresponsabilità di questi stessi poteri politici. 

La necropolitica ha “messo a fuoco e sangue tutto il mondo”, esempio: la Libia, il Mali, la Palestina, la Siria.

Ci chiediamo, insieme a voi, come possiamo parlare di diritti umani senza la libertà, senza giustizia sociale? E, ancora, cosa vuol dire giustizia sociale?

A questo link https://forms.gle/L3ZDWD8HPHEncw8V6

Raccoglieremo le risposte e restituiremo i risultati, così da dar vita a una narrazione a più mani.

testo: Lavinia Bianchi e Mahamadou Ba
foto: Marcello Scopelliti

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